Veloce come il vento. Un fulmine. Complimenti a un centrometista? No, considerazioni sul 24 per cento della popolazione italiana maschile. Ossia, su quanti secondo le statistiche, soffrono o hanno sofferto di eiaculazione precoce. Ma quando un uomo è davvero “precoce”? Secondo i soliti americani, quando si classifica sotto i quattro minuti. Secondo altri quando raggiunge l’eiaculazione entro le quindici spinte pelviche.

 

Quali sono le caratteristiche psicologiche di un velocista?

Difficile generalizzare: dietro ogni caso c’è una storia tutta personale, con vicende di coppia che possono lasciare il segno.

Ma si possono riconoscere 4 tipologie di superveloci:

1)Il pauroso: E’ quello che, probabilmente, ha anche problemi a raggiungere l’erezione, e che teme di non poterla mantenere a lungo. La paura di non funzionare è cosi grande che cerca di concludere molto velocemente per assicurarsi sulla sua potenza sessuale.

2)Il depresso: Può capitare che, superati i 40 anni e con un matrimonio di lunga durata alle spalle, un uomo improvvisamente cominci a soffrire di eiaculazione precoce. Senza apparenti ragioni. In questo caso il disturbo può nascere da un problema profondo, da un conflitto di coppia che si concretizza nel disagio sessuale. Accade che il problema di coppia, complesso, pesante, difficile da individuare e ancora più difficile da risolvere, venga sostituito o meglio, occultato, con un problema fisico.

3)L’incontinente: E’ l’uomo che non percepisce il  momento preparatorio che precede l’eiaculazione, e non può trattenersi. Come i bambini piccoli che non riescono ad individuare il momento in cui scappa la pipì.

4)Il punitivo: Inconsciamente la sua idea fissa è: “il piacere lo prendo io e tu no”. Lei alla fine risulta perdente, perchè non prova piacere, mentre lui, che funziona male, è il vincitore di questa assurda gara.

  

Un problema di coppia

Temuta dagli uomini, vissuta come frustrante dalle donne, che spesso non riescono a trovare le parole e i modi giusti per affrontare il disagio, in realtà l’eiaculazione precoce, a parte casi particolarmente gravi, può essere ben curata e controllata. Soprattutto se lui può contare sull’aiuto della compagna.

 Fino a poco tempo fa, in sessuologia, l’eiaculazione era considerata un problema che riguardava solo il maschio e non la coppia nel suo insieme.

Oggi le patologie le sessuali vengono valutate anche nella relazione con il partner. Quindi l’eiaculazione precoce, sia nella diagnosi sia nella terapia, deve essere affrontata tenendo conto anche della donna. Alla base, per esempio, ci può essere una incompatibilità di fondo che si esprime, da parte di lui, in un rapporto rapido. In altri casi, la situazione sembra ancora più insoddisfacente perchè a una performance maschile molto veloce si va ad aggiungere una lentezza orgasmica femminile. Ancora: una difficoltà di eccitazione da parte di lei, e quindi una scarsa lubrificazione, non farà altro che predisporre lui a raggiungere l’orgasmo e l’eiaculazione più un fretta perchè il pene incontra più attrito e la stimolazione risulterà più forte.

 

Una chance

II primo consiglio, quindi, è affrontare il problema insieme, sapendo che le terapie mediche sessuologiche e in certi casi chirurgiche funzionano davvero. E valutare attentamente il proprio atteggiamento nei confronti del

compagno: le parole, i commenti, le allusioni possono ferire e diventare armi improprie sulla già vaccilante sicurezza di lui. In molte forme di eiaculazione precoce, infatti, la psiche gioca la sua parte ed è importante sapersi comportare il modo corretto.

La donna dovrebbe far capire al compagno, con tono pacato e sicuro, che ci sarà un futuro per lui. Basta un accenno alla “prossima volta” per rassicurarlo che la sua carriera sessuale non si è fermata li. In quel momento infatti, l’uomo si sente svalorizzato e tende a pensare che per lui non ci sarà più un’altra chance. D’altro canto, sottovalutare il problema o banalizzarlo con battute o con l’ironia lo ferisce e gli lascia l’impressione che per lui non ci saranno possibilità riscatto.

 

Il nemico n.1: l’ansia

Ma quali sono le cause principali delle defaillance maschili? Esclusi i casi dovuti a veri e propri deficit organici, l’ansia, la paura e diversi problemi psicologici giocano un ruolo determinante. A vlte un unico fallimento vissuto in modo drammatico può innescare una serie di insuccessi e persino il timore di affrontare altri rapporti sessuali. La paura si manifesta proprio con uno stato di eccitazione psichica, tremore, terrore nnevrotico di non riuscire a portare a termine il rapporto sessuale. Si tratta di “ansia anticipatoria”, scatenata a volte da conflitti inconsi irrisolti, altri da insuccessi precedenti. Ma alla base può esserci anche semplicemente il timore di venire confrontato con il partner precedente della donna. Bisogna infatti, ammettere che una partner molto disinibita e disinvolta, che ha avuto molte esperienze, non è certo un buon aiuto se lui soffre di eiaculazione precoce e quindi parte gia con un insicurezza di fondo. Una donna che infonde sicurezza al suo compagno, che lo sappia mettere a suo dagio e dargli fiducia, rappresenta un grosso aiuto psicologico.

  

Esercizi per due:

Comprensione, pazienza e una grande partecipazione (ma senza calarsi nel ruolo di crocerossine dell’erotismo )rappresentano  il segreto per guarire.

 Ma vediamo come si svolgono gli esercizi:

-Si tratta di partire da zero per arrivare a poco a poco al culmine del rapporto. Gli eserci ripercorrono le varie fasi dell’eccitazione: chi soffre di eiaculazione precoce infatti arriva quasi subito alla fase del non ritorno che lo porta inevitabilmente all’eiaculazione.

-Si comincia partendo da carezze “inesigenti”, cioè fini a se stesse, non indirizzate alla conclusione del rapporto, dove lei assume un ruolo attivo e lui passivo. Lei dovrà accarezzarlo e toccarlo e lui semplicemente “ascoltare” le proprie reazioni segnalando di volta in volta il momento in cui sta per arrivare al punto di non ritorno. In quell’istante lei si fermerà e si riprenderà in un altro rapporto.

-L’obiettivo è arrivare, settimana dopo settimana fino alla coiddetta penetrazione “immobile”, quella cioè in cui lui inserisce il pene in vagina, ma i due partner non si muovono, limitandosi a registrare, a parole e carezze inesigenti, le reciproche sensezioni.

-L’ultima tappa sarà proprio quella in cui la penetrazione è accompagnata anche dalle spinte pelviche di lui e dalla partecipazione attiva di lei. E’

un percorso lungo, ma se lo si segue scrupolosamente si elimina l’ansia e si favorisce un generale rilassamento: lui impara a riconoscere il momento del piacere e, in seguito, a tenerlo sotto controllo con la volontà.

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