Lui e il suo piacere. Se ne parla poco. Come se per gli uomini eccitazione e orgasmo fossero quasi automatici. Come se non avessero problemi, perchè il loro organo sessuale, al contrario di quello femminile, “funziona” sempre. E comunque.

In realtà “lui” è molto più fragile di quanto si pensi. Il pene non è un ariete o uno stantuffo costruito per provocare l’orgasmo della partner. Non è un organo da scrollare finchè l’eiaculazione non sia arrivata. E’ una zona erogena degna di carezze e amante della tenerezza.

Questo è il punto di partenza del viaggio intorno al sesso maschile.

Per cominciare, pensiamo all’imbarazzo quando “lui” ha voglia e non fa nulla per nasconderlo, oppure quando “lui” si rifiuta, non collabora. Se a questo aggiungiamo che le donne hanno acquisito più sicurezza sulla loro sessualità, capiremo perchè il rapporto che gli uomini hano con il oro sesso non è sempre così sereno.

 

Spesso le ansie da prestazione compromettono il piacere e diventano un problema della coppia.

Vediamo le più frequenti.

 

Sarà troppo piccolo?

La paura che il pene non sia abbastanza grande è una fissazione che, secondo le statistiche, colpisce circa la metà degli italiani, convinti che le dimensioni siano il segreto per portare la partner al piacere. Ma non è così. In realtà, la parte interna della vaginaa, vicina al collo dell’utero, ha poche terminazioni nervose: una maggiore sensibilità, infatti, renderebbe il parto insopportabile. L’orgasmo femminile viene raggiunto con una penetrazione minima e questo spiega perchè le dimensioni del pene non siano cosi importanti. Sè lui, comunque, ha il complesso della misura, lei può confortarlo, ma deve adattare la tecnica giusta. Il silenzio è meglio di certe paroline dolci che possono sembrare ironiche. Rassicurazioni, frasi di solidarietà, atteggiamenti da crocerossina accentuano il problema. Lo si può aiutare anche migliorando il tono dei muscoli che circonda la vagina:

provare a contrarlo ritmicamente, più volte al giorno. E’ una tecnica in voga da secoli tra le donne giapponesi e coreane.

 

Veloce ma quanto?

La durata media italiana di un rapporto sessuale, preliminari inclusi, è di

17 minuti, quella degli americani si aggira sui 25, in oriente è di 5 minuti. Gli occidentali stanno riscoprendo la lentezza, ma il desiderio di prestazione di lunghissima durata ha aumentato le ansie maschili sulla capacità di “reggere”. L’ uomo vive una forte contraddizione, deve raggiungere l’orgasmo, completo di eiaculazione, perchè la partner abbia la sensazione di piacergli; ma non deve concludere prima che anche lei sia arrivata al culmine del piacere.

 

Sarà precoce?

Difficile stabilirlo con assoluta precisione. L’eiaculazione precoce si definisce “assoluta” quando avviene entro 15 spinte pelviche, mentre è di tipo “relativo” se la rapidità di lui le impedisce di avere un orgasmo. Le cause? Ci sono soggetti predisposti all’eiaculazione precoce, ipereccitabili in ogni aspetto della vita. Ma possono intervenire fatori esterni, come lo stress, o un’attività sessuale non abbastanza frequente. Qualunque sia la causa esistono terapie efficaci: quella comportamentale di coppia, per esempio, oppure alcune cure farmacologiche. Si può persino ricorrere ad interventi chirurgici come la circoncisione. In effetti sta crescendo il numero di uomini disposti a sottoporsi a un intervento di chirurgia, con lo scopo più che allungare la durata del rapporto, soprattutto di aumentare le dimenioni del pene. Un desiderio segreto che colpisce uomini con dimensioni che, in realtà rientrano nella norma. Il loro problema è soltanto

psicologico: una grande insicurezza. Senza contare che i risultati sono modesti, spesso fallimentari, e che le complicazioni possono portare a tumefazioni, deformazioni e anche all’impotenza.

 

Ma quali sono i punti di “lui” su cui concentrare l’attenzione?

La zona più sensibile è il glande e il frenulo. Le risposte però, variano molto da uomo a uomo. Il glande è ricoperto da una pelle molto sottile e

sensibile: qui si trovano i sensori del piacere. Alla base del pene, sulla faccia anteriore, esiste un punto ipersensibile: la sua stimolazione determina un ritorno di erezione. E anche lo scroto e il perineo rispodono agli sfioramenti. All’inizio meglio agire con tocchi leggeri, con la punta delle dita, oppure con una discreta pressione dell’indice e del pollice chiusi ad anello. La pressione può essere continua o a intervalli, si può esercitare su un punto o con piccoli spostamenti lungo il pene. Stessa cosa con le tenerezze con la bocca:un inizio soft, fatto di piccoli baci, sfioamenti con le labbra, che poi diventa più deciso e profondo. Anche le parole, i complimenti, proprio a “lui”, contribuiscono a provocare reazioni ed emozioni altamente erotiche. Attenzione però: c’è un limite alle carezze.

Se si raggiunge un livello vicinissimo all’orgasmo, e poi si fa marcia indietro, “lui” proverà una senszione sgradevole. Durante l’orgasmo dell’uomo, di solito c’è un mancanza di tempismo da parte della donna:

spesso si ferma troppo presto, non sapendo che l’eiaculazione non finisce con la fine di tutto. In realtà, lui vive ancora qualche secondo di grandissimo piacere. Poi invece subentra una sensazione di netto fastidio, e qualsiasi carezza diventa sgradevole.

 

Il ritmo e le posizioni ok

Durante la penetrazione i ritmi li detta lui, la partner può concentrarsi sulle reazioni che prova, oppure sincronizzarsi sul moimento di lui, ma in questo caso dovrà stare attenta a non provocare un eccessivo aumento dell’eccitazione del compagno che potrebbe condurlo troppo rapidamente all’eiaculazione.

 

Qual’è la posizione migliore?

Le posizioni più favorevoli secondo “lui” sono quelle in cui la donna giace prona e la penetrazione avviene da dietro.

Più che la posizione, vale l’atteggiamento femminile, che deve essere sempre propositivo, senza esagerare (altrimenti lui si spaventa ). Si tratta di sapersi abbandonare , ma anche di mantenere lucidità durante il rapporto.

Una lucidità che, a parole, può dare spazio alla fantasia. Ma guai forzare.

Piano con le fantasie “spinte”. In certi momenti di intimità sono incoraggiate dal partner e possono funzionare da elemento erotizzante. Ma non è escluso che poi, ripensate a freddo, possono avere un effetto-boomerang sul compagno scatenando fantasmi di gelosia. Ci sono ad esempio frasi da non dire mai: sono quelle che tendono ad esaltare esperienze precedenti e innescano una gelosia retrospettiva con effetti deleteri sul rapporto, ma ancor di più sulla vita di coppia.

 

Ma lui puo fingere?

Si anche lui può fingere. Una volta la prerogativa era prettamente femminile. Ma oggi lo fanno spesso anche gli uomini. Dal momento che, per una donna, è difficile percepire se lui è arrivato al piacere finale con l’eiaculazione (la cervice uterina è poco sensibile e il seme ha la stessa temperatura del corpo ), lui può simulare un orgasmo che non c’è stato. In tal modo riesce, con grande sorpresa della partner, ad aggirare il periodo refrattario (quello che impedisce all’uomo di avere un rapporto dopo l’altro ), che segue l’orgasmo maschile. Anzi, può continuare il rapporto, mantenendo un’erezione a dir poco “prodigiosa”. Sotto questo aspetto, dunque, lui è sempre più simile a lei, alle sue ansie. Resta invece ben diverso il dopo, mentre la donna dopo aver fatto l’amore, è dopaminergica, quindi iperattiva, l’uomo è serotoninergico, cioè tende al riposo. Ecco perchè solo raramente e con difficoltà, gli uomini cercano di portare la donna all’orgasmo se loro hanno già provato piacere.

 

La strategia migliore?

Per lui è più rassicurante se lei prova piacere prima. Perchè la donna è in grado di sperimentare sensazioni gradevolissime anche dopo aver avuto l’orgasmo, aspettando quello del partner

del.icio.us Digg Technorati Google Windows Live Yahoo